La lettera pastorale dell’Arcivescovo «Io sono con voi per sempre»

Proseguiamo con la pubblicazione di un’ampia sintesi della lettera pastorale che l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Roberto Repole ha indirizzato alle due Diocesi per l’anno pastorale 2026/2027 e che potete scaricare a questo indirizzo https://www.diocesi.torino.it/wp-content/uploads/2026/09/Lettera_pastorale_Io_sono_con_voi_2026-27.pdf

Siamo i compagni del Risorto

L’azione pastorale deve ritrovare il suo fondamento nell’esperienza primaria di essere compagni del Risorto. Pertanto, la coltivazione del silenzio, la preghiera, la lettura di testi teologici e spirituali e l’ascolto non costituiscono parentesi extra-pastorali, ma ne rappresentano il cuore propulsore. La Chiesa non è un’azienda chiamata a misurare le proprie prestazioni con criteri di efficienza mondana, bensì una comunità di discepoli bisognosa della misericordia divina. Senza la conoscenza autentica e l’amicizia con Cristo, le attività svolte non possono condurre gli altri al medesimo incontro.

La pastorale come «relazione»

La pastorale consiste innanzitutto in un dinamismo relazionale: in primo luogo con il Signore Risorto e, di conseguenza, con le persone che si incontrano nella loro unicità. L’efficienza organizzativa non deve mai andare a scapito della cura dei legami interpersonali e dell’ascolto.

Il fine e i mezzi

Occorre operare un chiaro discernimento tra ciò che appartiene all’ordine del fine e ciò che rientra nell’ordine dei mezzi. Il fine: vivere alla presenza del Risorto e operare affinché le persone possano incontrarlo e sperimentarne la grazia; i mezzi: l’insieme delle strutture, delle attività e delle consuetudini storiche, le quali devono poter essere modificate o abbandonate con libertà qualora non servano più al raggiungimento del fine.

In questa prospettiva si inseriscono le indicazioni contenute nel documento dei vescovi italiani «Radicati e costruiti in Cristo» e la necessità di attuare modifiche strutturali nelle diocesi. A titolo di esempio e di metodo si citano i cambiamenti introdotti in due ambiti pastorali importanti: l’iniziazione cristiana dei ragazzi e la celebrazione delle esequie (continua).