Campane dedicata a padre Cesare nella cattedrale di Cavaillon

Cesare de Bus santo: il rito il 15 maggio 2022

Il 9 novembre la Congregazione delle Cause dei Santi ha comunicato che il rito di canonizzazione di padre Cesare de Bus, fondatore dei Padri Dottrinari, si celebrerà il prossimo 15 maggio 2022.

A Cavaillon città natale di De Bus, sabato 13 novembre alle 16, festa del Santo patrono Véran, monsignor Francois Fonlupt, arcivescovo di Avignone, benedice le tre campane nuove che la Città ha donato alla cattedrale Notre-Dame et Saint-Véran, al centro di un’imponente opera di restauro.

Le tre campane sono intitolate a César de Bus, che proprio a Cavaillon nacque, alla beata Pauline Jaricot e Charles de Foucauld, che con de Bus è stato canonizzato il 3 maggio scorso durante il Concistoro presieduto da papa Francesco.

L’inscrizione in latino sulla campana dedicata a De Bus recita: «Sanctus Caesar De Bus, de aetatis suae ignorantia trepidus ministrum se praebuit iuvenum disciplinae evangelicis adfulgens virtutibus. A prima aetate aequalibus sollicitus, institutioni iuvenibusque inserviit, eosdem studium discendi et summa principia vivendi docuit» (San Cesare De Bus, allarmato dall’ignoranza che permeava la sua epoca, si propose come ministro dei giovani, educandoli alle fulgide virtù della disciplina evangelica. Si prese cura dei suoi contemporanei fin dalla tenera età, con istituti a servizio dei giovani per insegnare loro la ricerca dell’apprendimento e i più alti principi di vita).

La campana, fusa da Azur Carillon di Cavaillon il 18 giugno 2021, pesa 805 chili.

Perché benedire le campane? «Sono legate alla vita di un popolo – dice padre Gian Mario Redaelli, parroco di Cavaillon-Les Vignères et Cheval Blanc –; il loro suono scandisce il tempo della preghiera, riunisce le persone per celebrazioni liturgiche. Le campane avvertono i fedeli delle gioie e dei dolori di ciascuno (battesimi, matrimoni, funerali), ma annunciano anche eventi gravi che toccano la vita della città. Al sentire le campane ricordiamo che siamo una famiglia».