Asilo di Jareya

Una Quaresima di 12 mesi: per adottare una classe in India

Quaresima, tempo in cui siamo chiamati a fare esercizio di Carità verso i nostri fratelli e sorelle.

Quest’anno la Comunità di Gesù Nazareno si impegna a garantire gli studi a una classe di bimbi nella missione dei padri Dottrinari in India, nella Little School Stefano & Gaetano a Ranchi e nella Nawa Maskal School a Jareya. Una proposta che travalica la Quaresima, per proiettarsi in tutto l’anno e diventare adulti della carità: vigili, attenti, pronti e generosi.bimbi-danzano-a-jareya

In India ci sono tante scuole: private e statali. Le famiglie con crescente disponibilità economica sono in aumento e molti genitori sono disposti a spendere per l’educazione dei figli.

Così la scuola è diventata businnes e nelle città aprono nuove scuole, che ospitano fino a 80 bambini per classe con rette mensili di migliaia di rupie che arricchiscono i proprietari.

I poveri, però, restano poveri e sono la maggioranza. Benché molti genitori sappiano quanto sia importante garantire ai figli l’istruzione scolastica, molti non ce la fanno a sostenere le rette per la frequenza.

JareyaPer questo i padri Dottrinari continuano a cercare i bimbi più poveri di Jareya e per questo offrono loro la possibilità di andare a scuola: ma è sempre più difficile, i bambini che frequentano sono quasi 1.000 ormai e le spese aumentano.

Per aiutare un papà e mamma a mandare un figlio a scuola servono circa 16,5 € al mese, 198 € all’anno per ogni bambino. In classe ci sono in media di 30 bambini, per ogni classe si affronta una spesa annuale di circa 6.000€ e tra Ranchi e Jareya ci sono 30 classi per un totale di 180.000 euro all’anno.

Con l’impegno di tutta la Comunità durante la Quaresima potremo garantire la scuola a 30 dei bambini di Jareya, una classe, mettendo pian piano da parte quel che può servire a uno di loro in un mese: un piatto di riso, un libro, l’uniforme, il trasporto col pulmino e un insegnante.

Contemporaneamente si possono convincere tante altre persone ad assumersi un’adozione a distanza per un anno: che sarà però comune tra tutti gli alunni della classe, per non fare preferenze e perché si impari a condividere quel che c’è.

I volontari di Jarom raccontano in un breve video come e perché sostenere l’iniziativa.

 

L’associazione Yatra affiancherà la Comunità di Gesù Nazareno con la loro campagna per le adozioni (15€ al mese, 180€ all’anno): chi aderirà riceverà due volte all’anno foto e aggiornamenti sulle scuole di Ranchi e Jarewya.

Una Quaresima che porta i suoi frutti per tutto l’anno, per crescere nella carità: non per 40 giorni, ma per 12 mesi.

IMG_4049

Domenica 29 la messa in streaming alle 11. Preghiamo insieme e doniamo per l’India

Domenica alle 11 – fino al termine dell’emergenza Coronavirus – così come durante la celebrazione quotidiana delle 9,30, la preghiera di ora media alle 14 e la compieta alle 21, Gesù Nazareno si raccoglie in preghiera intorno all’altare, seppur virtualmente, grazie alla trasmissione in streaming della celebrazione eucaristica.

In questo tempo segnato dall’emergenza Coronavirus la Quaresima è comunque tempo di ascolto della Parola, conversione, sobrietà, preghiera e solidarietà.

Quest’anno la Comunità si è impegnata a sostenere la Missione in India dei padri Dottrinari.

La sfida è adottare una classe di studenti, che vivono situazioni di povertà estrema, nelle scuole di Ranchi e Jareya.

Con 16€ al mese si garantiscono a un bambino un piatto di riso, un libro, l’uniforme, il trasporto col pulmino e un insegnante. I dettagli del progetto sulla bacheca in chiesa.

Le restrizioni che la pandemia ha imposto a tutela della salute rende difficile recarci in chiesa, che è aperta ma con orari ridotti.

La carità tuttavia non si ferma, continuate a donare con generosità: potete farlo sul conto corrente Unicredit IBAN IT87 E02008 01118 000004397330 intestato a: Parrocchia Gesù Nazareno, via Palmieri 39 – 10138 Torino – CF 97522300017, specificando nella causale Adozioni a Ranchi.

Durante questa Quaresima molto particolare che ci vede chiusi tra le pareti domestiche abbiamo il tempo per riscoprire la preghiera, senza dimenticare le opere di carità. Lo faremo, settimana dopo settimana, ripercorrendo il Vangelo di Matteo, che caratterizza questo anno liturgico.

Gesù ci insegna Come pregare, ci rassicura che La preghiera è efficace, ci garantisce sulla Forza della preghiera comune, ci invita ad Abbandonarci alla volontà di Dio nella preghiera, perché la preghiera, anche quando appare disperata è Sicura del trionfo finale.

Preghiamo dunque nelle nostre case, con la certezza che per mezzo della grazia della Resurrezione, siamo comunque uniti.

Ricordiamo che la Conferenza Episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta ha sospeso – fino a data da destinarsi – ogni attività pastorale, riunione o altro, a carattere diocesano, zonale, parrocchiale con relativa chiusura degli oratori o luoghi parrocchiali a questo destinati. Le chiese saranno aperte solo per la preghiera personale, e con orario ridotto.

A partire da lunedì 9 marzo sono state sospese tutte le celebrazioni delle sante Messe, festive e feriali, le altre celebrazioni liturgiche, riunioni di preghiera e pii esercizi quaresimali.

I funerali potranno essere svolti in forma privata con la preghiera di commiato fatta all’aperto, in cimitero.

La benedizione delle famiglie è sospesa; i sacerdoti saranno disponibili per ascoltare le confessioni, celebrando il sacramento fuori dal confessionale, tenendosi a debita distanza o con precauzione di idonea mascherina.

Il quotidiano Avvenire ha pubblicato un elenco di TV, radio e siti che ogni giorno offrono celebrazioni e preghiere in diretta video e via etere.

 

Ceneri

Le Ceneri: messe annullate per rischio Coronavirus

Il mercoledì delle Ceneri, il 26 febbraio, segna l’inizio della Quaresima.

Si apre un tempo di preghiera digiuno e condivisione: anche quest’anno la Comunità si mobiliterà per sostenere la missione dei Padri Dottrinari in India.

Il rito dell’imposizione delle Ceneri durante le celebrazioni non avverrà: per disposizione dell’arcivescovo tutte le messe sono sospese fino al 29 febbraio.

 

lezionario

Domenica della Parola di Dio

La III domenica del Tempo Ordinario è dedicata alla Parola di Dio.

Papa Francesco l’ha istituita con la lettera apostolica in forma di «motu proprio», “Aperuit illis”, «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45), uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione.

“È bene, pertanto, che non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo – si legge nella lettera – questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa, perché possa crescere nell’amore e nella testimonianza di fede”.

Una domenica da celebrare in particolare con i Padri Dottrinari ai quali è affidata la parrocchia: essi sono infatti “preti della Parola”.

bimbi-danzano-a-jareya

Dottrinari in India: da vent’anni

Festa grande il 18 dicembre 2019 all’Hiroshima Mon Amour di Torino per celebrare vent’anni di Padri Dottrinari in India, prima a Ranchi, capitale del Jharkhand, uno dei 29 Stati federati, e poi a Jareya, piccolo villaggio tra l’autostrada che da Ranchi conduce a sud e la giungla.

Un cammino – iniziato molti anni prima da padre Luciano Mascarin, Superiore Provinciale e poi Generale della Congregazione – al quale padre Ottorino Vanzaghi, oggi parroco di Gesù Nazareno a Torino, ha dato un importante contributo per costituire una presenza stabile.

Allora, l’incontro con la povertà estrema fu un pugno nello stomaco. Sembrava di dover a tutti costi rispondere in modo immediato, aiutando la gente a uscire da quella condizione per avvicinarsi a una vita dignitosa. Tanti i progetti avviati in fretta e furia, quasi senza pensarci: e quindi con risultati provvisori; sempre sognando qualcosa di più articolato, strutturato, funzionale che negli anni, pian piano, ha visto la luce.

L’elenco è lungo: la Little School Stefano & Gaetano per recuperare bimbi nel tessuto scolastico; il César Silai Centre per insegnare taglio, cucito e ricamo a tante donne emarginate e sfruttate e per offrire loro possibilità di guadagno per sostentare la famiglia; il Computer Centre, aperto a grandi e piccoli con corsi di informatica e di avviamento al lavoro; la Morgante’s Library, biblioteca e sala studio per i giovani; gli ambulatori medico-infermieristici di primo intervento e prevenzione, aperti a tutti gratuitamente.

Col passare degli anni i progetti dei padri Dottrinati si sono trasformati, dall’assistenza immediata per rispondere alla povertà a prevenzione, aiuto a guardare alla vita con occhi diversi, illuminati da una speranza nuova.

È nata così la Nawa Maskal School (“nuova luce”, come il Beato Cesare De Bus, fondatore dei Dottrinari, avrebbe voluto fossero tutti), tentativo di trasmettere le bellezze delle tradizioni, le opportunità delle conquiste contemporanee dell’uomo, la conoscenza e i suoi strumenti, ma anche di rendere consapevoli delle dinamiche di sfruttamento, sopruso, inganno di cui sono spesso vittime gli autoctoni Adivasi e i più poveri in generale.

È stato un cammino segnato dal passaggio dall’ignoranza alla consapevolezza – sia per gli “occidentali” sia per gli abitanti di Ranchi e Jareya –, trasformatosi in obiettivo e stile per progettare gli interventi e il futuro.

Tutto questo è stato possibile innanzitutto grazie alla Congregazione dei Dottrinari, ma anche ai tanti amici e alle Associazioni Yatra e Jarom, che con il loro impegno, entusiasmo, sacrificio, studio, generosità e costanza – indiretto dall’Italia e diretto in India – hanno sostenuto e reso  concreti i progetti.

Dopo vent’anni oggi a Ranchi e Jareya si guarda al futuro con fiducia, consapevoli delle prossime sfide. Bisogna puntare all’autosufficienza economica e critica, alla conoscenza matura della propria fede, alla qualità dell’educazione e delle proposte professionali, al trilinguismo, alla fedeltà all’identità dei popoli, alla cura dei malati, a rendere tutti protagonisti consapevoli.

Senza dimenticare che bisogna avere il coraggio di analizzare pregi e difetti di ciascun progetto, eventualmente modificandoli per adattarli all’oggi, focalizzando nuovi orizzonti, per individuare risposte ai bisogni principali dell’uomo a Ranchi e a Jareya.

Una sfida che la Congregazione fa propria, sicura del contributo di molti – associazioni e persone – in grado di rendere ogni progetto fondato, sapiente e realizzabile. Certi di avere accanto la compagnia del Signore.

nosiglia_lettera_natale_2019_pagina_02

La meraviglia del Signore nelle persone che ci sono accanto

Il Natale è […] festa genuina e vera e ci invita a recuperare questa genuinità e verità dentro il tessuto concreto dei nostri rapporti familiari, professionali, sociali; a rigettare la maschera, che a volte nasconde il nostro vero volto e intorpidisce il cuore, e saper sorridere e salutare chi ci […] ha  fatto un torto; […] a guardare negli occhi  le persone che incontriamo, magari tutti i giorni: marito, moglie, figli, anziani; ad accorgerci di loro e dei segnali che ci stanno lanciando, di aiuto o di richiesta di comprensione, di maggiore affetto e vicinanza, di un incontro meno frettoloso del solito […].

Sì, il Signore, che nasce per noi, apra i nostri occhi per vedere, le nostre orecchie per udire e il nostro cuore per gioire di ciò che, vicino a noi, nel quotidiano della nostra casa e del nostro lavoro, egli ci offre e ci comunica attraverso le persone che ci mette accanto: esse sono il tesoro più prezioso da riscoprire e da accogliere, perché in loro c’è Lui, la sua viva presenza, il Dio con  noi che vuole incontrarci e amarci.

Non temete: vi annuncio una grande gioia”, lettera di mons. Cesare Nosiglia alle famiglie dell’Arcidiocesi di Torino e della Diocesi di Susa in occasione del S. Natale 2019

schermata-2020-01-13-alle-16-47-28

Il Mio Dono per Il Mosaico

Con Il Mio Dono di Unicredit puoi sostenere Il Mosaico odv, l’associazione della parrocchia che offre sostegno scolastico gratuito a 102 bambini e ragazzi di 8 diverse nazionalità, grazie all’impegno giornaliero di 43 docenti volontari.

Collegati al sito https://www.ilmiodono.it/content/ilmiodono/it.html entro il 29 gennaio vota il Mosaico e fai una donazione per l’Associazione.

L’istruzione e la cultura sono l’unica cura contro l’emarginazione e l’intolleranza: sostieni Il Mosaico.

La festa per i 20 anni dei padri Dottrinari in India

Festa all’Hiroshima per 20 anni di India

Grande festa all’Hiroshima Mon Amour, in via Bossoli 83 a Torino, il prossimo 18 dicembre, per ripercorrere 20 anni di presenza dei padri Dottrinari in India, tra Ranchi e Jareya.

Padre Paolo De Leo, alle 19, ricostruirà il percorso tappa per tappa «perché è giusto fermarsi un attimo per guardare indietro, riscoprire tutto il bello che il Signore ci ha donato in questo tempo. Sembra ieri: non è così. Molto resta da fare, ma non dobbiamo dimenticare quanto abbiamo compiuto, perché è da lì che bisogna ripartire, con rinnovato entusiasmo e disponibilità a essere strumenti per un mondo nuovo, migliore».

Appuntamento alle 19 quindi all’Hiroshima, per tutti coloro che hanno reso possibile l’avventura: le parrocchie dottrinarie, le associazioni Yatra e Jarom, la Cooperativa Johar e tanti amici che negli anni hanno contribuito o partecipato ai campi di formazione e lavoro.

Dopo l’apericena tra le 19,30 e le 21, via alla festa con la musica dal vivo e il cabaret di Guardodentro, Koothrappali Brothers Jharkhand Orchestra, Skamarcio, Giampiero Perone e Marco Guarena.

vocazione_matteo_caravaggio

Le molte vocazioni per Cristo Re

Nella storia della salvezza, narrata nell’Antico e nel Nuovo Testamento, Dio chiama molte volte: molte persone, molto diverse tra loro per età e per censo, per sesso e per credo religioso. La vocazione (dalla radice latina vocare, chiamare, che per i Romani era anche anche espressione del diritto ad accettare o rifiutare l’eredità) è innata, ma deve essere coltivata e la si può, appunto, accettare o rifiutare. La vocazione si educa, richiede applicazione, costanza e perseveranza.

Ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini: «La vocazione cristiana è l’assunzione di responsabilità affettuosa e amorosa per gli altri. Non è semplicemente un impegno di carattere organizzativo. Non è vocazione se non entra il cuore, se non entra l’amore. Per questo la domanda fondamentale è sull’amore. Vocazione è l’espressione della mia capacità di amare, nelle coordinate storiche, psicologiche della mia vita e della mia persona. Per questo le vocazioni fondamentali nella vita cristiana sono riducibili a due: o quella di assumersi responsabilità per un’altra persona, per un uomo o per una donna con cui mi unisco pienamente in assunzione reciproca di responsabilità per divenire a nostra volta responsabili di altri: la famiglia. Oppure quella di assumersi la responsabilità in un servizio di consacrazione nella Chiesa: consacrazione sacerdotale o religiosa. Sono le due vocazioni fondamentali, perché sono assunzione di responsabilità personali-affettive, in cui l’amore è determinante. È chiaro che poi da queste partono tutte le altre responsabilità, perché non si può assumere responsabilità senza amore e, quindi, ogni servizio civile, sociale, organizzativo non può essere fatto senza un po’ d’amore».

Domenica 17 novembre abbiamo festeggiato gli sposi che hanno rinnovato le loro promesse matrimoniali, una vocazione.

Nella solennità di Cristo Re, domenica 24 novembre, la nostra comunità ha celebrato per tradizione ormai secolare la propria festa parrocchiale, che quest’anno, con la testimonianza di padre Battista Previtali e di padre Ottorino Vanzaghi, ci ha portati a riflettere sulla vocazione al sacerdozio.

Padre Battista ha celebrato i 60 anni dall’ordinazione sacerdotale; padre Ottorino i venticinque: era il 19 novembre 1994, Cristo Re.

Entrambi hanno camminato a lungo con noi, obbedendo alla chiamata della loro Congregazione e dei vescovi che li vollero parroci a Gesù Nazareno, per “pascere il popolo di Dio”. Entrambi – con i loro successori o predecessori – si spesero e si spendono perché la comunità cristiana che vive nel Cit Turin fosse e sia ricca di fede e carità, rispettosa nella diversità dei carismi, ma unita nella testimonianza.

È tempo di dire grazie.

sala-14b-galleria-dei-re-1

Le mamme del Mosaico al Museo Egizio

Diciannove donne, lunedì 28 ottobre, al Museo Egizio, affascinate dalla tunica del corredo funerario di Kha, «identica a quella che ancora oggi indossano gli uomini nei nostri villaggi, in Egitto».

Quindici sono di lingua araba, due turche, una è romena e una peruviana.

Sono immigrate, straniere, e sia loro sia i loro figli frequentano Il Mosaico.

Il settimanale La Voce e Il Tempo ha raccontato tutta la storia.